La sesta edizione di Fiabesque si è conclusa mercoledì 6 gennaio con un grande successo di pubblico nonostante le pioggia che comunque è scesa su Peccioli anche per il pomeriggio della Befana. L’organizzazione ha dovuto restare con il fiato sospeso fino all’ultimo per valutare se far svolgere gli eventi all’aperto come originariamente previsto, oppure al chiuso. Fiabesque non è solo un’iniziativa limitata alle giornate dell’evento, ma è diventata piano piano un mondo immaginario all’interno del quale inventare storie e reinventare la proprio storia. Un universo non solo destinato ai bambini, ma anche a tutti quei grandi che sanno tornare con semplicità ogni tanto bambini. Un evento culturale che si fa anche iniziativa pedagogica per consentire ad ognuno di riappropriarsi di un linguaggio, quello dell’immaginazione, troppo spesso lasciato in secondo piano o dato per scontato. Un bilancio e alcune prospettive nelle parole di Max Pinucci, Direttore Artistico dell’evento. Un bilancio di questa sesta edizione.

Fiabesque 6th edition have concluded with the last show day, the 6th january 2010. A great success of audience, in spite of the bad weather, a charming and original cultural event dedicated to children and to all dreamers of all ages, in the small town of Peccioli, Tuscany, during winter holidays.

come organizzazione vi sentite soddisfatti di come è andata nonostante il meteo non vi sia stato amico?

produrre eventi che si svolgono all’aperto, per le strade e nelle piazze, è inevitabilmente soggetto ai capricci del tempo. E quest’anno i fenomeni atmosferici non ci hanno risparmiato. Durante l’allestimento abbiamo lavorato con temperature vicine ai 10 gradi sotto lo zero. Poi la neve, la pioggia, e di nuovo neve. Nonostante questo, la tenacia del team, l’allestimento di spazi al chiuso e una buona dose di fortuna ci hanno aiutato. E la gente è venuta ugualmente, nonostante tutto, dimostrando che Fiabesque è un momento che attrae e affascina. Un bilancio delle giornate lo abbiamo fatto, assieme ai nostri partner e ai sostenitori. Il risultato è ampiamente positivo, grazie anche alla data del 6 gennaio, che, fortunatamente, si è svolta regolarmente nonostante le nubi minacciose e il vento, e al successo della formula “giochi in strada” del 3 gennaio. Tanti bambini, genitori, anziani, incuranti del freddo, affascinati dagli spettacoli, impegnati nei laboratori, incuriositi da mostre e installazioni. La voglia di sognare, evidentemente, è più forte delle insidie dell’inverno. E il calore di artisti, educatori, volontari, assieme alle luci e alle scenografie, hanno riscaldato i cuori di tutti. Anche i nostri.

Tra i tanti personaggi di Fiabesque 2009-2010 ce n’è uno che merita particolare attenzione: Bruno Munari a cui sono stati dedicati alcuni workshop in cui i bambini sono stati invitati a riutilizzare materiali di scarto. Quale è l’insegnamento più importante che ne è venuto fuori?

Bruno Munari è un personaggio eclettico e geniale, il cui nome dovrebbe essere inscritto tra le personalità più importanti che il nostro paese abbia prodotto nel campo dell’arte, del design e della pedagogia. Quest’anno, il contatto con MunLab, i laboratori di Munari, e con l’Associazione che porta il suo nome, ha rappresentato uno dei contatti più interessanti e importanti di questa edizione. Il workshop dedicato al riuso di materiali tocca problematiche di grande attualità, e si sposa perfettamente con Peccioli, la cui storia recente è incentrata sulle problematiche della sostenibilità. Formare l’attenzione delle nuove generazioni verso questi temi attraverso lo stimolo del gioco, è sicuramente un’attività virtuosa e necessaria. Con Fiabesque Peccioli diventa il paese delle fiabe. Interessante come l’organizzazione di un evento possa restituire un’anima a posti spesso poco battuti dal pubblico.

Indubbiamente buona parte del successo va anche all’amministrazione comunale di questo borgo. Avete mai pensato di rendere permanente questo tipo di iniziativa?

Produrre il Fiabesque a Peccioli è stata una sfida, raccolta dalla nostra gruppo di lavoro ma anche dall’Amministrazione che lo ha voluto. Questi sei anni non sono stati facili, tra problemi organizzativi non banali e la necessità di convivere con il borgo. Un paese non è un teatro: è un organismo vivo, fatto di migliaia di persone. L’impatto di un evento che dura un mese e che coinvolge strade, piazze, case può essere problematico. Il lavoro di relazioni e di coinvolgimento che è stato fatto da parte del team organizzatore, in particolare nelle ultime due edizioni, ha permesso una serena convivenza. Ma i progetti sul Fiabesque sono ambiziosi, e vorrebbero estendersi fino a coinvolgere in modo permanente Peccioli non solo per l’intrattenimento e lo spettacolo, ma anche per progetti formativi e di cooperazione incentrati sulla fiaba e su progetti di area marketing.

Dentro Fiabesque si è tenuta il 5 gennaio la Notte dei Cartoni Animati con un focus su alcuni progetti di illuminazione e di architettura urbana. Per adottarli, si passi il gioco di parole, occorrono amministrazioni ‘illuminate’. Quali esempi di questo tipo potrebbero avere sbocco nel nostro paese?

Bettina Pelz, ospite d’onore del Fiabesque Cartoons Night 2010, docente presso le università di Brema, Germania, e Eindhoven, Olanda, curatrice di festival dedicati alla luce quali GLOW Eindhoven e Gedansk, in Polonia, è stata chiara nel suo intervento. Eventi dedicati all’uso della luce per l’architettura e per l’arte non sono mere esperienze estetiche, ma permettono di leggere l’illuminazione urbana sotto diversi e nuovi punti di vista. Un progetto illuminotecnico non aiuta a utilizzare più luce, ma un suo migliore utilizzo. Ad esempio, un differente design può diminuire il consumo di energia a fronte di una nuova fruizione estetica. O permettere, attraverso la creazione di percorsi luminosi, di riqualificare aree poco sicure o spazi non utilizzati, quali parchi o cimiteri. Si, proprio cimiteri. Sono stato invitato al GLOW Eindhoven alla fine del novembre scorso, e la cosa che più mi ha colpito è stato un cimitero, illuminato in maniera discreta ma affascinante, al punto da diventare un luogo di ritrovo e di incontro, riavvicinando due mondi distanti e lontani grazie a un sapiente uso della luce. Ed è proprio di questo che abbiamo discusso con Silvano Crecchi, sindaco di Peccioli, nell’incontro con Pelz. Abbiamo nuove esperienze da prendere in considerazione e nuove idee da sviluppare.

Fiabesque è anche spunto per iniziative editoriali successive ed è sempre foriera di nuovi progetti. Qualche anticipazione su cosa bolle in pentola.

Nuovi progetti? Quanto tempo abbiamo? Scherzo, ovviamente, ma i progetti sono tanti, a partire da nuovi spettacoli a interventi formativi. Il “Grande Scoglio”, presentato come libro e come spettacolo di videodanza il 6 gennaio, con le coreografie di Antonella Tronci, Axe Ballet, verrà portato in altre sedi, a partire dal Teatro Manzoni di Pistoia. Al “Grande Scoglio” affiancheremo, sempre con Axe Ballet, un’altro spettacolo, “Mkinda”, che vedrà la luce nel giugno prossimo, mentre il libro verrà portato alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Bettina Pelz vorrebbe ospitare lo spettacolo “O barbeiro de Sevilha”, presentato all’interno del Cartoons Night da Joshua Held e Pier Francesco Maestrini, nel festival GLOW, in coproduzione con Fiabesque. Stiamo poi ultimando un progetto per un bando europeo dal titolo “City Learning”, che affronta ed amplia le tematiche dell’uso delle proiezioni per eventi e per la formazione attraverso gli spazi urbani. Fiabesque, poi, presenzierà come tema progettuale e laboratorio di ricerca alla prossima edizione di GLOW, nella città olandese di Eindhoven. E poi … tante altre cose.

di Marco Bennici

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